Maggio

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Fermati. Sei davvero dove vorresti essere?
Non ti accorgi che il moto di inquietudine che ti governa, ti ha reso bulimico?
Un airone cenerino sbatte le ali lentamente, quasi fosse affaticato. Eppure si destreggia con eleganza.
Il brutto è quasi brutto davvero. L’odore di zolfo e vernice ti ha nauseato.Te ne accorgi solo ora, mentre un portone di legno ammuffito cigola.
Non è l’ossigeno che ti manca, ma un non-luogo in cui premere con forza sulla ferita ancora sanguinante e trascinare giù, con forza bruta, tutto quel dolore afono, che non ha più nemmeno una voce.
È proprio qui, che vuoi essere?
Ascolto un rumore lontano. È quasi un suono. Sembra
un fa minore. È lì che voglio essere.

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Ti piace-Condividi? (Io dico no agli impotenti e alle frigide comunicative)

Zuckerberg & co. hanno fatto scuola nell’ambito della comunicazione virale. Pensiamo alla contagiosità dei pulsantini “Mi piace” e “Condividi”, per non parlare di “Segui”.

Vi deluderò, lo so, ma non tratterò della viralità dell’informazione, bensì mi soffermerò sull’uso dei comandi “Mi piace” e “Condividi” e sulla dicotomia mittente/destinatario di questo loop informativo. Ah, giusto, è solo un mio pensiero suscettibile a tutte le critiche.
La storia è ben nota a tutti. Postiamo e poi attendiamo con ansia che qualcuno reagisca al messaggio pubblicato. Ancora una volta, non è mia intenzione analizzare in questa sede i motivi più disparati, che spingono l’utente-consumatore-cannibale a manifestare necessariamente la propria libertà di espressione, per cui, andiamo oltre.
Abbiamo un autore che pubblica un messaggio alla propria audience, la quale può agire in diverse maniere: apprezzandone il contenuto, commentandolo, condividendolo o seguendolo. Ecco, io sposterei il focus dell’attenzione proprio sul ruolo dei destinatari del messaggio a cui si rivolge il nostro mittente, perché il punto è: io, destinatario che cosa voglio comunicare, se “pigio” su “Mi piace” o su “Condividi”? Ragioniamo con un esempio.
Rufus è un nostro amico, che posta la seguente frase: “Odio i preti e mi fa schifo il ragù sui tortelli di zucca”. Ora, tralasciamo l’analisi del contenuto della frase e riflettiamo assieme sul motivo o sui motivi che spingono la sottoscritta, in qualità di destinatario, ad accettare la frase di Rufus.
Mi piace quello che vedo scritto?
Mi piace quello che ha scritto il mio amico?
Mi piace il fatto che Rufus si sia espresso su di un determinato tema?
Mi piace, ma in realtà non sono d’accordo, però Rufus ha bisogno di elevare il proprio livello di autostima, allora gli mostro che io lo seguo, con un bel “Mi piace”?

Lo stesso complesso ragionamento si può applicare al lapidario “Condividi”. La scelta del “Condividi” ammette un livello di comprensione ancora più profondo.
Perché io, in qualità di destinatario, mi assumo la responsabilità di condividere sulla mia bacheca un post, che può essere un commento, una citazione, un video, un’immagine?

Condivido, perché sono in accordo con quanto vedo scritto?
Condivido, perché Rufus ha postato un contenuto tanto rilevante, che è giusto concedergli notorietà sulla mia bacheca?
Condivido, perché è bene che anche il mio network di amici sappia che io sono d’accordo con quanto espresso da Rufus?
Condivido, perché voglio promuovere Rufus, qualsiasi cosa egli posti?
Condivido, perché in realtà non sono d’accordo, ma voglio suscitare semplicemente qualche provocazione?

Quindi, che cosa mi piace? Che cosa condivido in realtà? Vuoi vedere che a lungo andare “Mi piace” e “Condividi” nel contesto Facebook, acquisteranno una nuova valenza semantica?

E ancora, ragioniamo sull’identità dei mittenti del messaggio. Già, non a caso parlo al plurale, perché nel momento in cui io destinatario mi prendo una qualsiasi responsabilità nei confronti di quel post, divento al contempo complice del mittente e godo. Chi sono i mittenti/destinatari? Hanno così tanta credibilità? E ancora, avendo cliccato su “Mi piace” o condiviso il commento, il destinatario diventa quindi mittente e innesca un ulteriore meccanismo comunicativo? Sì. Ecco che a questo livello di analisi, il messaggio ripetuto e generato si arricchisce di senso. Quel quid in più è il valore che viene proiettato dal mittente/destinatario ogni volta che egli reputa degno di nota un post.

“Posto ergo sum” è solo il primo stadio di analisi. Non ci basta più. “Mi piace”, “Condivido” si elevano allo stesso livello del post, anzi, ci raccontano qualcosa di più profondo circa la storia di quel post.

D’altra parte l’orgasmo che il mittente/destinatario prova davanti al numero di “Mi piace” o di condivisioni di quanto abbiamo postato è ciò che importa. Pertanto: apprezzate e condividete, che così siamo sessualmente soddisfatti tutti.

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Nulla resta, se non il resto

Qual desiderio più ardito, quale pulsione più recondita
Si cela nell’animo di chi ragion veder non vuole.
Si fossi luce perpetua, di speme brillerebbe lo cor degli addolorati.
Deh, ad un passo fummo dal tinger di porpora e curcuma
La via del rifugio dell’Angelo.
Travolti fummo dalla corrente del desio sempiterno.
Nulla resta, se non il resto.

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1) La luce verrà, è una questione di volontà.
2) Puoi oscillare. Sei un pendolo. I pendoli oscillano, ricordalo.
3) Siamo disgraziatamente umani e naturalmente imperfetti. 
4) Abbiamo provato invano a dominarlo in tutti i modi: con la clessidra, con l’orologio, con la meridiana. Dobbiamo farcene una ragione. Il tempo sfugge a qualsivoglia fottutissimo tentativo di sottomissione.
5) L’aggettivo di grado assoluto “fottutissimo” all’interno di una frase dal contenuto pseudo-filosofico può indurre a pensare solo a una cosa: non esistono più le “ramazze” di una volta. Se non sai che cos’è una “ramazza”, probabilmente non sei originario della bassa modenese.
6) Ognuno di noi ha un dovere verso l’Altro: contribuire al raggiungimento della propria felicità e di quella altrui.
7) L’odore di merda non piace a nessuno eppure De Andrè canta che dal letame nascono i fiori. E lo dice De Andrè.
8) Tuo padre, chiunque egli sia, chiunque egli sia stato, ha sempre ragione. Arriverai un giorno ad averne anche tu, ma dovrai essere padre. Se nasci donna, avrai sempre e comunque torto. Essere madre non farà altro che peggiorare la tua situazione.
9) Era usanza, un tempo, ritrovarsi nelle stalle e fare filò. Poi, a distanza di anni, ci si trovava al mare a cantare canzoni davanti a un falò. Oggi invece temiamo le abitudini, anche quelle piacevoli, perché la consuetudine ce l’hanno dipinta come una brutta cosa.
10) Dieci è un bel numero. Potrei dedicare una poesia al numero Dieci. Potrei innamorarmi del numero Dieci e scoprire che in fondo è un numero, come tanti altri. Non innamoratevi mai del numero Dieci. Potrebbe essere un piacere.
11) L’introspezione è un atto doloroso che occorre mettere in pratica per lacerare l’imene della nostra anima. Fatelo. Penetrate la vostra anima e scoprirete l’amore verso voi stessi.
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Intime riflessioni

S’intrecciano così, uno dopo l’altro i
Pensieri.
Si confondono. Si cercano. Si amano.
L’essenzialità del tuo spirito altro non è
Che la proiezione del Pensiero che ti ha originato.
Altro non siamo che Pensieri che
Si sfiorano.

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Equilibrio

L’ equilibrio tra sfere energetiche è Natura. In natura esistono le dicotomie, che giustificano l’equilibrio stesso. E’ giusto, perché è naturale che vi siano elementi perfetti e ed elementi imperfetti, e ancora buoni e cattivi, carnivori ed erbivori, forti e deboli, stupidi e intelligenti.
L’equilibrio è coesistenza di entità antitetiche fra di loro. Non possiamo permetterci di dosare a nostro piacimento l’energia di una entità piuttosto che dell’altra, perché il ri-equlibrio deve essere naturale e armonico e non provocato da agenti esterni. Non tutti possono capire allo stesso momento. Alcuni capiranno a distanza di tempo e altri ancora non potranno capire. Alcuni troveranno il cammino illuminato da altri, quelli che hanno visto prima e alcuni si perderanno e periranno. La luce è un privilegio per pochi e la luce stessa è la fonte energetica principale dell’equilibrio.

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L’errore più gr…

L’errore più grande che si possa fare è quello di rivolgere la domanda sbagliata al destinatario sbagliato. Formulare la giusta domanda è un’arte.

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La chiave del s…

La chiave del successo sta nella concentrazione. C’è troppa gente distratta che fallisce.

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Blu

Ho una passione per De Chirico e per le neuroscienze e se fossi un uomo indosserei sempre e solo le bretelle e i papillon. A volte abuso di virgole e poco dopo mi viene il mal di pancia. Allora mi siedo a terra, sull’erba umida, sniffo tutti gli odori della campagna. Poi mi stendo proprio su questo manto verde e rugiadoso e insidioso, pieno di zecche, ragnetti e grilli. Poi guardo un cielo, uno qualsiasi, col culo a terra, sperando di non assorbire troppe radiazioni. Blu.

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Svuota la borsa e ti diró chi sei!

 

Il contenuto di una borsa di una donna, puó rivelare tratti molto interessanti della sua personalità.
Iniziamo quindi a tracciare un breve profilo della sottoscritta, in base agli oggetti contenuti all’interno dell’accessorio più usato dalle donne, dopo l’elastico per capelli.

Oggetti
1) tintura madre di erisimo
2) 1 bustina di DIOSMECTAL (grazie Benny)
3) compresse VivinC
4) caramelle alla propoli
5) crema nivea
6) burrocacao
7) occhiali da sole
8) occhiali da vista
9) lucidalabbra
10) borsellino
11) taccuino
12) astuccio con matita, gomma e penna
13) un assorbente

Profilo
Soggetto ipocondriaco, miope, probabilmente utilizza la voce frequentemente. Potrebbe addirittura trattarsi di una cantante. Vanitosa, ma non troppo. Scrittrice o forse, molto smemorata.
Forza, che cosa nasconde la vostra borsa?

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